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ARCHITETTURA SOSTENIBILE ( secondo Alexander )

Un’ estensione del concetto di sostenibilità

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L’insoddisfazione di Alexander nei confronti dell’odierna concezione di sostenibilità non deriva affatto dal non condividerne gli obiettivi o non riconoscerne l’importanza, bensì dal ritenere che la sostenibilità, per essere realmente tale, dovrebbe modificare alcune sue dinamiche complessive e soprattutto integrare alcuni aspetti che oggi sono del tutto o in parte trascurati. Questi aspetti possono essere così sintetizzati:

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• aspetti processuali: riguardano il discorso affrontato nel Process of Procurement e nel Generative Code, dove l’autore cerca di definire una procedura valida per un processo di tipo morfogenetico, che avviene per piccoli passi, con modifiche a tutti i livelli, con continuità e con il supporto della comunità locale. Un intervento veramente sostenibile allora sarà ‘generato’, adattivo e basato su progressivi miglioramenti; il ruolo giocato dai temi ambientali tradizionali e dalla tecnologia diventa qui un elemento integrato in un discorso ben più ampio e complessivamente coerente.

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• aspetti linguistico-formali: con i concetti di unfolding, wholeness, centro e proprietà geometriche fondamentali, Alexander definisce di fatto una teoria della complessità basata sulla positività delle configurazioni geometriche e fisiche. Quando si parla di geometria è spontaneo un parallelo con le questioni linguistico-formali dell’architettura. Occorre sottolineare però che Alexander, sebbene il suo metodo preveda un giudizio di valore su ciò che è bello, vitale, armonioso e ciò che non lo è, non intende affatto suggerire né tanto meno prescrivere uno stile o un linguaggio formale particolare, ‘unico e positivo’. Ciò che viene fornito è un sistema di definizione e controllo della effettiva qualità presente in una configurazione geometrica libera, attraverso la rispondenza ad alcune proprietà, che egli riconosce come oggettive e naturali, come elementi di profonda connessione tra uomo e natura. Se una costruzione è vitale ed armoniosa, allora è sostenibile.

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• aspetti etico-cosmologici: al fine della qualità della wholeness il rapporto di reciprocità esistente tra uomo e natura, per cui l’uomo è parte dell’ecosistema e non la sua entità più importante, costituisce un altro importante aspetto che va compreso e integrato nell’idea di sostenibilità. Occorre ricreare un sano equilibrio ed una profonda connessione tra l’uomo ed i luoghi in cui vive, un belonging che è senso d’appartenenza ben più forte del semplice senso di responsabilità ed identità culturale, che tocca anche aspetti ‘spirituali’. In relazione a queste idee i great places of spirit, i grandi luoghi spirituali, rappresentano per l’autore l’espressione migliore della vera sostenibilità costruita dall’uomo, in quanto derivano da processi di morfogenesi e sostengono contestualmente earth, soul and humanness (terra, anima ed umanità).

 

Leonardo da Vinci Ritratto di Ginevra de’ Benci

Leonardo da Vinci

Ritratto di Ginevra de’ Benci

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Autore

Leonardo da Vinci

Data

tra il 1474 ed il 1478

Tecnica

Tempera e a olio su tavola

Dimensioni

38,8×36,7 cm

Ubicazione

National Gallery of Art, Washington

Ginevra indossa una veste con scollatura chiusa da lacci e un camicia bianca e sottilissima; dal collo pende una sciarpa nera che incornicia il petto e le spalle. L’acconciatura è tipica dell’ultimo quarto del Quattrocento a Firenze, con i capelli raccolti sulla nuca lasciando liberi alcuni ricci a incorniciare la fronte. Inconsueta è la mancanza di accessori e gioielli che testimoniassero la ricchezza della famiglia: fu forse la stessa donna a richiedere di essere ritratta così, rompendo con la tradizione dei ritratti dell’alta borghesia. Evidente è il confronto dell’artista con la pittura fiamminga, che tentò di emulare nelle delicate luminescenze dei capelli e nel colorismo analitico. L’ombra del ginepro esalta infatti il chiarore espressivo del volto della donna, le cui delicate sfumature vennero ottenute anche col caratteristico tocco diretto dei polpastrelli. Il colore dell’acconciatura si evolve in quello della veste e dello sfondo paesaggistico, secondo un continuum cromatico che testimonia la capacità vinciana nell’uso del timbro bruno-castano in varie tonalità.

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In lontananza si apre un paesaggio con tutti gli elementi cari al pittore: specchi d’acqua, campanili e torri appuntite, montagne. Il tutto è trattato con toni azzurrini secondo le regole della prospettiva aerea. L’ambientazione all’aperto è molto insolita, soprattutto per un ritratto femminile.


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La donna è raffigurata a mezzo busto di tre quarti, girata verso destra. È risaputo che il dipinto venne decurtato, in epoca imprecisata, di almeno un terzo nella parte inferiore, tagliando via le mani che probabilmente erano danneggiate. Originariamente le proporzioni del ritratto non dovevano essere molto dissimili da quelle della Gioconda.

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Lo Studio di mani è un disegno a punta d’argento e lumeggiature di biacca su carta preparata in tinta rosa (21,4x15 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1474 circa e conservato nella Royal Library del Castello di Windsor (n. 12558).

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La sintesi leonardesca di arte e scienza è infusa di una profonda consapevolezza ecologica e sistemica. Per Leonardo la scienza delle forme viventi è la scienza del movimento e della trasformazione, sia che egli studi montagne , fiumi, piante o il corpo umano.

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Ginevra, che è ricordata anche da Lorenzo il Magnifico come una delle donne più colte della società fiorentina dell’epoca, è stata identificata nel ritratto grazie alla presenza, sullo sfondo, di fronde verdi di ginepro, che alludono al suo nome per paronomasia. L’opera venne vista da Vasari che nelle Vite scrisse: “[Leonardo] ritrasse la Ginevra d’Amerigo Benci cosa bellissima” (1568). Il retro richiama l’emblema di Bernardo Bembo, con cui Ginevra ebbe uno scambio epistolare. Ciò ha anche fatto ipotizzare che il committente del ritratto fosse l’ambasciatore veneto a Firenze.


Comprendere la forma dell’uomo significa comprendere il corpo umano in movimento. Leonardo mostrò in una serie infinita di elaborati disegni come nervi, muscoli, tendini ossa e articolazioni operino insieme per far muovere gli arti e le espressioni facciali eseguono cenni, gesti e azioni.

Come pittore, Leonardo sentiva la necessità di utilizzare i gesti per ritrarre gli stati d’animo e le emozioni che li provocano. Sosteneva che , nella rappresentazione pittorica della figura umana, il compito più importante fosse di “isprimere con l’atto la passione dell’anima sua”. Per Leonardo il corpo umano era un’ espressione esterna e visibile dell’anima; era modellato dal proprio spirito. Questa visione dell’anima e dello spirito, non intaccata dalla scissione fra mente e corpo che Cartesio avrebbe introdotto nel Diciassettesimo secolo, è assolutamente compatibile con il concetto di “mente incarnata” delle odierne scienze cognitive. A differenza di Cartesio, Leonardo non pensò mai al corpo come una macchina, benché fosse un brillante ingegnere che progettò un infinità di congegni meccanici. Riconobbe chiaramente e lo documentò in riproduzioni superbe, che nell’anatomia degli animali e degli uomini sono implicate funzioni meccaniche.”Natura non può dare moto alli animali sanza strumenti machinali” spiegava. Ma per Leonardo ciò non significava che gli organismi viventi fossero macchine . Significava soltanto che per comprendere i meccanismi del corpo animale, aveva bisogno di analizzare i principi della meccanica , cosa che fece per molti anni in modo approfondito e sistematico. Anche se i movimenti del corpo avvenivano per via meccanica, la loro origine era nell’anima, la cui natura non era meccanica bensì spirituale.

Gli interessi della nostra scienza e della nostra tecnologia sono diventati sempre più ristretti, e noi siamo ormai incapaci di comprendere i nostri problemi da una prospettiva interdisciplinare. E’ assolutamente necessaria una scienza che onori e rispetti l’unità della vita nella sua interezza, che riconosca la fondamentale interdipendenza di tutti i fenomeni naturali. E che ci riconnetta alla Terra vivente. Ciò di cui abbiamo bisogno oggi è precisamente il tipo di pensiero e di scienza Che Leonardo da Vinci precorse e delineò cinquecento anni fa, al culmine del rinascimento e all’alba dell’età moderna della scienza.



Note bibliografiche

Fritjof Capra La scienza universale BUR scienza aprile 2009

Wikipedia

http://www.nga.gov/kids/ginevraprint.htm



Dove l’amore impera, non c’è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l’amore. L’uno è l’ombra dell’altro.
Carl Gustav Jung
mothernaturenetwork:

Why physicists hate calling Higgs boson the God particleThe term ‘God particle’ came from a publisher looking to shorten the title of a book concerned with the search for the Higgs boson.

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The term ‘God particle’ came from a publisher looking to shorten the title of a book concerned with the search for the Higgs boson.

Omaggio a Imren Macovecz. (1935-2011)